Under Armour e UNLESS sono pronte a guidare un cambiamento nell’industria dell’abbigliamento sportivo durante la Milano Design Week, con il lancio di una collezione innovativa di sportswear rigenerativo. Una proposta che rappresenta la prima collaborazione tra i due marchi.
L’esperienza immersiva al Fuorisalone (dall’8 al 10 aprile 2025) offre un viaggio tattile che illustra il ciclo rigenerativo dell’innovazione a base vegetale: dalle piante all’abbigliamento sportivo, al compost, fino alla rinascita. Progettata per il movimento e realizzata per tornare alla natura, la linea include felpe con cappuccio, t-shirt e pantaloncini in stili maschili, femminili e unisex. Con prezzi che vanno da 30 a 160 USD, ogni pezzo presenta colori vivaci e grafiche, combinando stile con un futuro senza plastica.
Questa sinergia vuole dimostrare che innovazione e responsabilità possono coesistere, utilizzando materiali vegetali completamente rigenerativi per ridefinire il modo in cui vengono creati i prodotti di sportswear premium e restituiti in modo sicuro alla terra al termine del loro ciclo di vita.
Proprio in occasione della Milano Design Week, abbiamo intervistato Eric Liedtke, founder di Unless ed executive vice president of brand strategy di Under Armour, che ci ha raccontato la filosofia dietro questa collaborazione e come l’innovazione possa camminare di pari passo con la responsabilità verso l’ambiente.

Raccontaci un po’ di te. Qual è il tuo background?
Sono 30 anni che lavoro nell’industria degli articoli sportivi. Ho trascorso 26 anni in adidas, concludendo la mia carriera nel 2019 come presidente del marchio a Herzogenaurach, in Germania. Questa decisione è avvenuta per una mia volontà: dedicarmi alla risoluzione del problema dei rifiuti di plastica a fine vita. Da quel momento, ho intrapreso questa sfida per quattro anni. Oggi sono felice di annunciare che abbiamo avviato una collaborazione con Under Armour. Ecco, questa è una breve panoramica della mia carriera.
Quale è stata la scintilla che ha dato vita al progetto Unless? Cosa ti ha spinto a creare il primo brand interamente plant-based e privo di plastica?
Nel corso della presentazione abbiamo parlato di come il 60-70% della moda sia realizzato in poliestere, derivato dal petrolio. Se si passeggia tra gli stand, si possono osservare alcune esposizioni che mostrano la decomposizione dei nostri prodotti, che sono in cotone e in una miscela 70% poliestere e 30% cotone. Le differenze sono evidenti. I materiali plastici sono meravigliosi perché flessibili, durevoli, resistenti all’acqua, assorbono l’umidità, ma il problema è che sono eterni, non spariscono mai. Si scompongono in nanoplastiche e microplastiche che entrano nei nostri corpi. Le ricerche ci dicono che respiriamo, beviamo o mangiamo plastica fino a una quantità pari a quella di una carta di credito a settimana, a seconda della nostra dieta e del luogo in cui viviamo. Questo sta creando una serie di problemi di salute nelle persone. Recenti studi hanno evidenziato che le microplastiche hanno attraversato la membrana cellulare del cervello, il che significa che c’è plastica anche nel nostro cervello. Negli ultimi otto anni, il consumo di questo materiale nel nostro corpo è raddoppiato, con un aumento del 50% rispetto al 2016. Questo mi ha spinto a creare una soluzione, dato che il problema di questo tipo di rifiuti è letteralmente letale. Dicono che la moda veloce sia vantaggiosa perché economica, ma non lo è: costa meno, ma non fa bene né a noi né all’ambiente. Così, avendo una lunga carriera nell’industria, non potevo semplicemente chiudere gli occhi di fronte a questa realtà. Dovevo fare qualcosa. La nostra risposta è creare soluzioni a base vegetale che non richiedano compromessi tra stile e valori, tra stile e soluzioni. E facendo ciò, pensiamo di aver sviluppato una proposta davvero interessante che, oggi, è competitiva quanto quella di marchi come Carhartt, Dickies o Supreme. E con le innovazioni di domani, speriamo di poter rivoluzionare e creare un punto di svolta nell’industria.
Ogni rivoluzione incontra sempre delle sfide iniziali. Qual è stata la difficoltà più grande che avete dovuto affrontare per trasformare questa visione in un progetto concreto?
Credo che la vera sfida sia stata trovare soluzioni materiali o chiusure che non utilizzano cerniere. Abbiamo dovuto risolvere anche il problema dell’elasticità, dato che viene generalmente ottenuta con plastica fusa. L’obiettivo era anche creare una scarpa senza colla, elasticità artificiale e materiali sintetici. Insomma, dovevamo risolvere ogni aspetto. Ogni innovazione materiale è stata una sfida, ci sono voluti due anni per realizzare il calzino, perché trovare qualcosa che si estendesse e poi tornasse alla forma originale senza usare plastica non è affatto semplice. Abbiamo dovuto utilizzare un’elasticità meccanica con lattice di gomma naturale al suo interno. È stato come un progetto scientifico tra ingegneri e designer, per creare una scarpa con una suola interamente in lattice naturale di gomma, una cosa che non esisteva. Abbiamo dovuto collaborare con una start-up in Illinois, negli Stati Uniti, e siamo stati i primi a riuscire a farlo senza l’uso di sostanze chimiche, plastificanti e, in generale, tutte quelle sostante a cui di solito non pensiamo ma che fanno parte di quasi tutti i capi d’abbigliamento. La cosa più difficile è stata trovare soluzioni che non costringessero a compromessi tra stile, salute e valori.
Perché avete scelto proprio la Milano Design Week come palcoscenico per presentare questa nuova collezione di sportswear?
È davvero semplice, perché credo che come designer dobbiamo diffondere il messaggio. Abbiamo tanto lavoro da fare per creare soluzioni, e siamo qui per ispirare la comunità del design, degli ingegneri e i creatori di tutto il mondo, per mostrare che abbiamo trovato un modo migliore per fare le cose. Spero che possano trarre ispirazione da noi e che, insieme, possiamo collaborare per risolvere questo problema. La Fashion Week riguarda la vendita di qualcosa. Sì, ci arriveremo tra poco, ma per ora è una sfida al mondo per dire che abbiamo un’innovazione. Per questo siamo qui a Milano.
L’Italia è un buon mercato per il marchio?
Speriamo di sì, abbiamo incontrato oggi i distributori. Sicuramente è un mercato interessante.
Quali sono i prossimi passi di Unless?
Dopo questa installazione e la collaborazione con Under Armour, cominceremo a espandere il nostro pubblico, portando Unless in Europa. Inizieremo a vendere i nostri prodotti in nel Vecchio Continente già questo autunno. Stiamo già raccogliendo ordini. Ora dobbiamo continuare a innovare e a vendere, per scalare e far diventare Unless una vera e propria proposta, che possa diventare un grande marchio. Potremo davvero rivoluzionare l’intera industria.
di Sara Fumagallo e Manuela Barbieri



