Un fulmine a ciel sereno (o quasi!) arrivato qualche mese fa insieme a un comunicato ufficiale di ITRA (International Trail Running Association). Ne abbiamo parlato con il segretario generale Enrico Pollini
di Tatiana Bertera
Della possibilità che il trail running entrasse a far parte delle discipline olimpiche, se ne parlava già da tempo, ma per svariate motivazioni, che chi conosce bene la disciplina non fatica a comprendere, sembrava una partita persa in partenza. Con milioni di praticanti sparsi in tutto il mondo e ben 70 federazioni che hanno preso parte agli ultimi Mondiali, il trail meriterebbe di essere sul palcoscenico olimpico forse più di altri sport. C’è da dire però che si tratta di una disciplina giovane, non uniformemente regolamentata, che si svolge con modalità e su distanze molto differenti. E, soprattutto, eccezion fatta per le brevissime distanze, poco adatta al format olimpico.
Anche la trasmissione televisiva delle gare richiede un grosso impegno di mezzi, tecnologia ed energie, come dimostra il virtuoso esempio dato da gare di alto livello, prima tra tutte UTMB, le cui dirette più importanti sono state trasmesse su YouTube in sette lingue per un totale di 165 ore di contenuti. Sicuramente, proprio come già accaduto per lo scialpinismo, un eventuale ingresso del trail alle Olimpiadi farebbe insorgere i “puristi”, che lamenterebbero lo snaturamento della disciplina. A ogni modo, che piaccia o no, tra plausi e scuotimenti di testa, a oggi lo scialpinismo è olimpico, così come il trail running potrebbe diventarlo nel 2032.

Proprio durante le Olimpiadi di Parigi 2024 l’International Trail Running Association ha emesso un comunicato ufficiale nel quale si diceva disponibile a supportare una campagna affinché il trail running potesse avere un suo esordio nel 2032 in Australia (Olimpiadi di Brisbane). Come riporta il comunicato: “La crescente popolarità, le sfide uniche e la bellezza del trail running meritano un riconoscimento sulla scena mondiale. ITRA si impegna a lavorare in collaborazione con le parti interessate per sostenere l’integrità dello sport nelle Olimpiadi e, allo stesso tempo, allinearsi ai principi e agli obiettivi del movimento olimpico”.
Sicuramente la sfida più grande sarebbe quella di non snaturare la disciplina. Già il super campione Kilian Jornet lo scorso anno, in una intervista rilasciata in occasione di Sierre-Zinal, si è pronunciato esprimendo apertamente tutti i suoi dubbi: “Se il trail running andasse alle Olimpiadi mantenendo le regole attuali, i suoi format e lo stesso spirito, allora ok. Purtroppo ci sono esempi negativi in proposito, come lo scialpinismo o la mountain bike”.
L’intervista
L’essenza di questo sport non è negoziabile
Parla Enrico Pollini, segretario generale ITRA e organizzatore delle gare italiane Ultrabericus e Trans d’Havet
Da cosa deriva questa presa di posizione di ITRA e come mai la scelta di emanare il CS proprio nel momento in cui erano in svolgimento le Olimpiadi di Parigi?
L’idea di portare il trail running alle Olimpiadi era nell’aria da tempo e i mondiali di Innsbruck del 2023 hanno sancito definitivamente il livello della disciplina. Una campagna locale indipendente per le Olimpiadi di Brisbane era già partita e ITRA l’ha condivisa. L’annuncio è stato dato durante le Olimpiadi di Parigi per cogliere il momentum mediatico sul tema olimpico.

Quale potrebbe essere la formula di gara e per quali ragioni?
L’ideale sarebbe replicare il format delle quattro prove mondiali, ma è illusorio pensare che ci possano essere tutte. Più plausibile che ci siano una prova mountain classic e una trail nei dintorni dei 60K. Se dovesse essere una prova unica, non potrebbe essere inferiore ai 40K e senza giri multipli. Format diversi non rappresenterebbero la disciplina!
Il procedimento potrebbe essere analogo a quello dello skialp, che però ha incontrato tante resistenze in quanto si dice “snaturi” la disciplina. Cosa ne pensi? Personalmente sei pro o contro?
A titolo strettamente personale non sono mai stato particolarmente fanatico del trail olimpico perché credo che la disciplina abbia altri spazi di sviluppo senza dover subire gli inevitabili compromessi che sarebbero necessari per entrare nel programma. Tuttavia è anche vero che le Olimpiadi sono il massimo traguardo per qualsiasi atleta e che consacrano definitivamente uno sport. Il trail running è oggi maturo per questo e il livello degli ultimi due Mondiali lo ha dimostrato ampiamente. Quella del format è, come già detto, una condizione non negoziabile, anche di fatto: non credo che i top atleti impegnerebbero una stagione se la gara olimpica non fosse un vero trail, così come la community non accenderebbe il televisore se ci fosse qualcosa di simile ai multi loop della mountain bike.