Entrato da poco nella community degli ASICS Frontrunner, Dario Leo è fondatore insieme alla moglie Veronica Aiello di “Sognoattivo”, una realtà che accompagna al traguardo delle maratone i ragazzi con disabilità. Un modo per rendere omaggio al progetto avviato insieme al fratello Franco, portando avanti una missione che unisce passione e inclusività.
_Cristina Turini
“La cosa più bella è vedere la commozione dei genitori al traguardo”
Intervista a Dario Leo
Raccontaci com’è nato questo progetto.
Sono l’ultimo di cinque figli. Mio fratello Franco, tetraplegico dalla nascita, era il primogenito, e tra me e lui c’erano 14 anni di differenza. Lui aveva sempre questa voglia di cimentarsi in cose che non poteva fare. Durante il periodo del lockdown, ovviamente chiuso in casa, non vedendo più gli amici e non potendo uscire, è caduto in una forte depressione. In quel periodo difficile, decisi di realizzare quello che per lui è sempre stato un sogno: partecipare insieme alla maratona di New York. Abbiamo iniziato a progettare il tutto aprendo anche una pagina Facebook dedicata. Da lì non ci siamo più fermati.
A livello pratico, come vi siete organizzati per la preparazione?
Il primo pensiero è stato quello di cercare una carrozzina adeguata. Ho trovato un artigiano di Reggio Emilia che l’ha costruita su misura e in base alle esigenze di mio fratello. Tra il 2020 e il 2021 abbiamo poi iniziato con gli allenamenti, mentre nel frattempo ci avevano anche accettato la richiesta di iscrizione all’evento. Sempre nel 2021, dopo aver fatto biglietti aerei, passaporti e tutto il necessario, a un mese dalla gara è arrivata la notizia che non avremmo potuto partecipare a causa della chiusura delle frontiere. Non ci siamo arresi e abbiamo sfruttato l’attesa per farci conoscere, continuare ad allenarci e testare la nostra preparazione partecipando ad alcune gare nazionali, compresa la maratona di Firenze.
Quando hai realizzato il sogno di Franco?
Il 6 novembre del 2022 ho spinto mio fratello alla Maratona di New York. Eravamo ancora in Central Park quando mi disse che quello che aveva provato quel giorno, quelle forti emozioni, sarebbe stato bello farle rivivere anche ad altri ragazzi in carrozzina. Gli dissi di non preoccuparsi, che ci saremmo organizzati. Espresse anche il desiderio di partecipare alla maratona di Berlino e poi a quella di Tokyo. Gli dissi “Ti porto dove vuoi, basta che stai bene”. Purtroppo dopo cinque giorni dal nostro rientro in Italia, mio fratello ha deciso di lasciarsi andare ed è venuto a mancare.

Come sei riuscito a portare avanti il progetto senza una presenza fondamentale come quella di Franco?
All’inizio ho pensato di fermarmi, tanto il sogno di Franco si era realizzato. Poi mi contattò una signora di Treviso, mamma di un ragazzo tetraplegico che festeggiava il compleanno proprio nel giorno della maratona di Berlino. Mi chiese se potevo spingere il figlio fino al traguardo e pensai che allora quello era il mio destino. Un messaggio che mi arrivava dall’alto. Da allora io e mia moglie abbiamo fondato ufficialmente l’associazione “Sognoattivo” legata a una raccolta fondi. Oggi fanno parte di questa realtà 20 ragazzi speciali e 40 spingitori, partecipiamo a maratone italiane ed estere.
Come si prepara uno spingitore, sia dal punto di vista fisico sia psicologico?
Faccio tre/quattro uscite di corsa alla settimana e vado in palestra. Dal punto di vista psicologico bisogna essere pronti a gestire gli imprevisti. Fino a quando si trattava di spingere mio fratello, avevo il controllo totale perché lo conoscevo bene e sapevo come comportarmi. Spingere altri ragazzi, che ovviamente non fanno parte della tua vita quotidiana, è un po’ più complicato. Capita di fare delle soste per la pipì, o devono bere, oppure sono scomodi. Il telefono è a portata di mano, ci organizziamo con i genitori che ogni tot. chilometri si fanno trovare per ogni eventualità. Però ormai abbiamo anche imparato a gestire i ragazzi e quindi spesso ci lasciano liberi, i genitori si vanno a prendere un caffè e stanno un paio di ore tranquilli.
L’associazione “Sognoattivo” è legata a una raccolta fondi. Come utilizzate i soldi che raccogliete?
Compriamo le carrozzine speciali, organizziamo anche serate proprio per raccogliere fondi a questo scopo, ci occupiamo noi della gestione degli spostamenti. Sempre grazie alle aziende che ci supportano oppure alle persone che hanno voglia di fare una donazione. E poi ci stiamo ingrandendo. Siamo arrivati a Roma grazie a un amico che ha creduto nel progetto e vorremmo presenziare anche a Milano. L’idea è quella di essere presenti in ogni Regione d’Italia per poter soddisfare i desideri di più ragazzi possibili. Anche se non è facile.
Come sei entrato nella Community di ASICS e come ti trovi?
Ho conosciuto Alessia Sergon (community manager) lo scorso anno alla Maratona di Milano. Mi è piaciuta subito come realtà. Quest’anno mi sono candidato ed è andata bene, perché posso esprimere la mia filosofia di corsa, mi piace essere un agonista ma mi piace ancora di più l’aggregazione e l’inclusione dei ragazzi. La community di ASICS abbraccia questo modo di vedere la corsa, inoltre far parte dei Frontrunner è un modo per dare più visibilità al mio progetto.
Con “Sognoattivo” realizzi i sogni di tanti ragazzi, ma hai un desiderio tuo?
Ho fatto richiesta per partecipare alla maratona di Chicago, mi piacerebbe fare tutte le Majors come spingitore, accompagnando a ogni evento un ragazzo diverso. A oggi mi risulta che ancora nessuno abbia compiuto questa impresa, quindi potrei entrare anche nel Guinness dei primati.
Qual è la cosa più bella dell’arrivare al traguardo con questi ragazzi?
La cosa più bella è vedere i genitori, la loro commozione quando arriviamo al traguardo, perché mi sono sempre immedesimato in mia madre e mio padre e ho visto quello che hanno vissuto con mio fratello. All’arrivo, quando mettono la medaglia al collo del figlio si emozionano e ovviamente io anche. È un momento davvero incredibile e per questo non c’è prezzo. E poi ho la soddisfazione dei ragazzi: ognuno a suo modo, a seconda della disabilità, ti mostra gratitudine.