Era il suo sogno e, al quarto tentativo, è riuscito a raggiungerlo.
Intervista a Ben Dhiman, vincitore dell’UTMB Mont-Blanc 2026
di Matilde Marelli
Primo posto alla Lavaredo Ultra Trail 2025 e secondo all’UTMB Mont-Blanc 2025. Per allenarsi all’UTMB Mont-Blanc 2026, un secondo posto alla Marathon du Mont Blanc. Questi sono solo alcuni dei successi che Ben Dhiman, statunitense di 34 anni, ha conquistato tra il 2025 e il 2026. Ma rimaneva un conto aperto. Dopo la vittoria sfiorata lo scorso anno, l’atleta ASICS e Amazfit è tornato a Chamonix con le idee chiare e un solo obiettivo: vincere la 100 miglia più prestigiosa del mondo. Alla vigilia della partenza, gli abbiamo rivolto qualche domanda sulla sua preparazione e sul suo atteggiamento mentale in vista della gara.
Ben, hai cambiato qualcosa nella tua preparazione quest’anno rispetto al 2025, in termini di allenamento, alimentazione o approccio mentale?
Sì. Quest’anno l’obiettivo era fare un po’ più di lavoro rispetto allo scorso, in modo da arrivare più preparato. Nel 2025 la mia filosofia era più orientata a capire quanto poco avrei potuto correre, riuscendo comunque a essere performante all’UTMB. Quest’anno invece ho ribaltato la prospettiva: mi sono chiesto non più quanto poco, ma quanti chilometri avrei dovuto correre per affrontare la gara. Entrambi gli approcci partono comunque da un presupposto fondamentale: rimanere in salute. Se non riesci ad arrivare sulla linea di partenza, non puoi gareggiare. Essere sulla linea di partenza in buona forma e in salute è fondamentale, per questo, quest’anno ho deciso di aumentare il volume di corsa, ma riducendo l’intensità e devo dire che è stato un buon compromesso: sono riuscito ad allenarmi molto di più, rimanendo comunque in ottima forma sia mentale che fisica.
Parliamo di scarpe. Quale modello utilizzerai quest’anno all’UTMB e cosa è cambiato rispetto al 2025?
In realtà indosserò la stessa scarpa, la MetaFuji 2, nella versione che oggi si può acquistare nei negozi. È il modello verde con la piastra in carbonio e un’elevata quantità di schiuma che mi permette di avere una maggiore ammortizzazione e un migliore ritorno di energia. L’anno scorso ho corso con il prototipo di questa scarpa, mentre quest’anno utilizzerò la versione di produzione del modello.
Sei da poco entrato nel team Amazfit, come sta andando la collaborazione? In che modo il brand ti ha supportato nella preparazione?
La collaborazione è funzionale, soprattutto grazie al Cheetah Ultra 2, con cui mi trovo molto bene. Mi sto allenando tantissimo, quasi 30 ore alla settimana, quindi l’autonomia della batteria è un aspetto fondamentale e quella di questo orologio è davvero notevole. Inoltre, riesce ad agganciare molto bene il segnale satellitare e mi permette di raccogliere dati che posso analizzare dopo ogni corsa, per capire come è andato l’allenamento e monitorare i miei progressi nel tempo, in modo da poter migliorare le prestazioni giorno per giorno. Finora è stata una collaborazione fantastica.
Quest’anno punti a migliorare il tuo piazzamento?
Il mio obiettivo per quest’anno deve essere vincere. È quello che voglio davvero.
Hai qualche consiglio, tecnico o mentale, per chi si avvicina al mondo delle ultra-distance?
Penso che chi inizia con le ultra-distance debba considerarle come un progetto a lungo termine, qualcosa su cui lavorare nell’arco di diversi anni. Se si ragiona su una scala temporale più ampia, si può essere più sostenibili e costanti sia nell’allenamento sia nell’approccio alle gare. E credo che, semplicemente, sia più salutare. Bisogna accettare che potrebbe volerci parecchio tempo per acquisire l’esperienza necessaria a raggiungere i propri scopi. Allo stesso tempo, credo che l’obiettivo di base debba essere semplicemente quello di finire la gara. Anche per i runner più esperti è importante arrivare al traguardo, perché l’ultra-trail è un percorso lungo e può essere estremamente impegnativo per tutti. Per questo, credo che partire da obiettivi molto semplici e poi aumentare gradualmente le proprie ambizioni sia il modo migliore per affrontare la disciplina.
Infine, cosa rende l’UTMB così speciale per te?
È la gara più importante che abbiamo nel nostro sport. È l’occasione per avere un grande evento in stile Coppa del Mondo, con atleti internazionali, attenzione da parte dei media, un livello di competizione molto alto e un percorso bellissimo.

E così, Ben Dhiman, circa 72 ore dopo questa intervista, è riuscito a conquistare il suo sogno. Una gara praticamente in solitaria. È passato in testa al chilometro 35, aumentando poi il distacco ora dopo ora fino a tagliare il traguardo nel centro di Chamonix con 31 minuti in anticipo rispetto al secondo classificato e un’ora in meno in confronto alla sua performance dello scorso anno (anche se le prestazioni, per effetto di alcune modifiche di percorso, non sono perfettamente sovrapponibili). Immediatamente dopo la gara, tra le grida e gli applausi del pubblico, ha risposto ad alcune domande.
Quest’anno hai registrato un tempo decisamente più veloce rispetto all’anno scorso. Cos’è successo?
Uscendo da Les Contamines mi sono reso conto di essere da solo, in fuga. Non avevo nessuno intorno e quindi ho deciso semplicemente di gestire il ritmo e seguire il mio passo. Alla fine è andata davvero bene.
Nel 2023 e nel 2024 non avevi concluso la gara, mentre l’anno scorso sei arrivato secondo. Quanto hanno contribuito le precedenti edizioni a rendere possibile questa vittoria?
Mi ha aiutato parecchio conoscere molto bene il percorso. So quanto è duro e ho imparato a riconoscere i tratti più faticosi per me e questo mi ha permesso di non avere più paura del tracciato. Oggi non ho avuto nessun rispetto per il percorso, ho solo spinto più forte che potevo.
A un certo punto della gara ti sei sentito braccato? Come hai gestito mentalmente questa situazione?
Sì. C’era Baptiste Chassagne che spingeva un po’ alle mie spalle. Poi mi è stato detto che era distante da me, ma anche 20 minuti di vantaggio mi facevano paura, quindi ho deciso di spingere ancora di più. E ho fatto bene.
C’è stato un momento particolare in cui hai provato una sensazione di gioia nonostante il dolore?
C’era una luna piena, enorme e ben visibile, super luminosa sopra le montagne giusto poco prima che sorgesse il sole. È stato bellissimo.
