Ci vogliono milioni di tonnellate di risorse per produrre milioni di tonnellate di abbigliamento tessile. Ogni giorno. E solo l’1% viene riciclato. Basterebbe questa affermazione per capire l’importanza del fine vita delle giacche, delle felpe e delle tute che usiamo per praticare il nostro amato sport outdoor. Non è solo una questione di sostenibilità, ma prima di tutto di responsabilità condivisa. A partire dai marchi che producono l’abbigliamento tecnico, fino a chi quei capi li indossa.
Ognuno deve fare la sua parte. Ed è proprio questo il messaggio forte che verrà lanciato durante all’European Outdoor Week (EOW) di Riva del Garda, dal 14 al 19 maggio, grazie a Rematrix, Reju e Patagonia.

“L’evoluzione del settore passa dalla capacità di organizzare flussi post-consumo affidabili, tracciabili e scalabili. Il nostro ruolo è connettere brand, operatori del recupero e industria del riciclo, trasformando un obbligo normativo in un’opportunità industriale”, afferma Enrico Soffiati, ceo di Rematrix.
Una presenza, quella di Rematrix, Reju e Patagonia, che andrà oltre il semplice messaggio, diventando una vera e propria call to action. L’idea è semplice e richiede la partecipazione di tutti: ognuno potrà portare i propri capi outdoor rovinati. Patagonia li riparerà gratuitamente presso la sartoria su ruote del Worn Wear, se possibile. Altrimenti potranno essere conferiti in appositi contenitori e, dopo il processo di lavorazione, Rematrix li raccoglierà e Reju li rigenererà, trasformandoli in materia prima seconda per nuovi capi.
“È il momento di rendere concreta la circolarità del tessile, costruendo infrastrutture capaci di riportare i materiali post-consumo al centro della catena del valore. La collaborazione con Rematrix dimostra che è già possibile generare materia prima seconda di alta qualità e ridurre la dipendenza dalle risorse vergini”, commenta Gianluca Pandolfo, head of business EMEA di Reju.

Questo processo può essere ripetuto all’infinito, salvando milioni di tonnellate di risorse. Ecco perché anche un piccolo gesto può essere rivoluzionario. Due contenitori saranno posizionati all’interno di ORBDAYS & OUTDOOR trade show, dal 17 al 19 maggio, mentre un terzo sarà al village degli Activation Days ai Giardini di Porta Orientale di Riva del Garda, il 16 e 17 maggio.
“Il problema è la soluzione”. È la scritta presente sui contenitori per la raccolta degli abiti inutilizzabili. Perché Rematrix, consorzio di Vicenza che supporta le aziende nella gestione proattiva dei rifiuti tessili a fine vita, e Reju, material regeneration company con un team internazionale di esperti, condividono un obiettivo chiaro: costruire un sistema in cui il rifiuto tessile non esiste.
Il primo passo è il poliestere prodotto da Reju nel Regeneration Hub Zero di Francoforte: realizzato al 100% da capi destinati a inceneritori o discariche, è completamente tracciabile e consente di ridurre del 50% le emissioni di CO₂ rispetto alla produzione tradizionale.
La presenza di Rematrix e Reju è una call to action anche per i marchi: il poliestere riciclato esiste, è di alta qualità ed è pronto per essere utilizzato. Non è solo una risposta alla normativa EPR, ma una leva concreta per accelerare la transizione verso un modello davvero circolare.