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Dazi USA: nuovo sistema di rimborsi ma i costi ricadono sull’economia interna

7 Aprile 2026

Il sistema tariffario statunitense sta entrando in una nuova fase. Se da un lato avanzano i lavori per un meccanismo federale di rimborso dei dazi, dall’altro è sempre più evidente che il peso delle nuove tariffe sta ricadendo prevalentemente sull’economia domestica.

Un meccanismo per i rimborsi

Secondo una recente istanza della US Customs and Border Protection (CBP), lo sviluppo di un’infrastruttura di rimborso federale IEPPA è già a buon punto e alcuni aspetti centrali sono già stati quasi completati, tra cui il sistema CAPE (Consolidated Administration and Processing of Entries), pensato per gestire le richieste, l’elaborazione e poi gli esborsi. Una volta attivi, CBP prevede che i processi richiederanno fino a 45 giorni di tempo per il pagamento a partire dalla presentazione della domanda. L’implementazione avverrà per fasi e partirà dalle operazioni doganali liquidate entro i precedenti 80 giorni. Il bacino è stato poi ulteriormente ampliato per includere anche le pratiche con liquidazione sospesa o prorogata, oltre alle operazioni di magazzino e di prelievo.

In vista del lancio, gli importatori si stanno adeguando ai requisiti di pagamento digitale: a fine marzo risultavano registrati 26.664 importatori per i pagamenti elettronici, pari a circa il 78% delle operazioni eleggibili, per un totale di circa 120 miliardi di dollari di dazi riscossi.

Sempre più pressione sui consumatori

Se sul fronte amministrativo i dazi stanno avanzando, dal punto di vista economico nuove analisi evidenziano un impatto economico sempre più diretto su imprese e consumatori statunitensi. Secondo un’indagine condotta da KPMG nel 2026, le aziende tendono sempre più a trasferire i costi dei dazi sui prezzi finali pagati dai consumatori, piuttosto che assorbirli nei margini. Le tariffe si configurano quindi meno come uno strumento per scaricare i costi sui produttori esteri e più come un fattore interno di determinazione dei prezzi. Diverse aziende segnalano una flessibilità limitata a compensare costi di import più elevati, nello specifico nei settori con supply chain globali complesse o in quelli con alternative di fornitura limitate.

Di conseguenza, l’aumento dei prezzi sta diventando un meccanismo di risposta primario. I risultati dell’analisi suggeriscono inoltre che i dazi contribuiscono a porre ulteriori e più ampie pressioni sull’inflazione, con i prezzi aggiornati che si propagano lungo la catena di distribuzione fino ai retailer. I segmenti più esposti sono quelli a diretto contatto con il consumatore, dato che il loro business si basa essenzialmente sui materiali importati e sui prodotti finiti. Tra questi spiccano i settori dell’abbigliamento, delle calzature e degli articoli sportivi.

Nel complesso, emerge una dinamica duplice: mentre il governo statunitense si avvicina all’introduzione di un sistema strutturato e digitalizzato per i rimborsi dei dazi, il peso finanziario immediato delle tariffe continua a gravare sull’economia interna, tra aziende alle prese con costi crescenti e consumatori che si confrontano con prezzi più elevati.

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