Quarantadue chilometri di comfort
di Daniele Sironi
6 aprile 2025. Wizz Air Milano Marathon. Your Marathon your Story. Ogni maratona ha una storia da raccontare. Questa è la mia. Cosa c’è dietro questa storia? Perché e come ho deciso di correrla?
Il percorso
È stata una maratona non per fare il tempo, ma proprio per viverlo e godermelo quel tempo. Qualunque fosse stato, non mi sarebbe importato. Sono partito con l’idea di godermi dal primo all’ultimo secondo. Ho voluto percorrere questi 42,195 chilometri per celebrare la vita. Perché quel tempo che spesso per chi corre è la cosa più importante, bè quel tempo ho rischiato di non viverlo. Se una persona, quattro anni fa, non avesse detto “sì” alla donazione, oggi non sarei qui a raccontarlo. Quel giorno era il 2 aprile 2021. La mia seconda data di nascita. Il giorno in cui ho ricevuto un nuovo cuore. Un trapianto che mi ha salvato la vita. Ed è proprio a Milano, all’ospedale Niguarda, che ho ricevuto una seconda possibilità e il destino ha voluto che proprio nella settimana del mio quarto “secondo compleanno”, si tenesse la maratona di Milano. Ho sentito che non poteva esserci occasione migliore per celebrare questi quattro anni. Così ho deciso di affrontare questo viaggio, ascoltando il mio corpo, senza esagerare e andare oltre il limite, ma godendomi ogni passo, ogni respiro, ogni battito. Ho corso, ho camminato, ho accompagnato e mi sono lasciato accompagnare. Perché la maratona la vivi con il tuo corpo, ma non sei mai solo.
Ci sono le persone ai lati della strada che ti incitano, ti battono il cinque, ti regalano sorrisi. Quei gesti che danno una carica incredibile. Mi fermavo volentieri ogni tanto anche a parlare. Per molti potrebbe sembrare una perdita di tempo, per me erano tutti minuti guadagnati, vissuti. Durante la gara, ho avuto la fortuna di condividere alcuni chilometri con i miei colleghi e con alcuni amici incontrati durante il percorso. Mi hanno supportato, hanno corso con me, mi hanno dato energia. È stato bellissimo sentire quella vicinanza. Tantissime le staffette per beneficenza. Persone che correvano per cause importanti. Quel mix di sport e solidarietà mi ha emozionato. Mi ha fatto sentire parte di qualcosa di più grande. Ed è il motivo per cui corro e faccio sport anche io. Questa maratona è stata il mio modo di portare un messaggio: la donazione salva la vita. Io ne sono la prova. Sono vivo grazie a chi ha detto sì. E correre per me significa anche rappresentare e sostenere AIDO – Associazione Italiana per la Donazione di Organi – simbolo che ho sempre sulla maglietta, mentre dietro lo slogan “Dono non so per chi, ma so perché” è diventato “Corro non so per chi, ma so perché”.

Sport e salute
Per me tornare a correre è stata la vera rinascita post-trapianto. Dopo la riabilitazione durata qualche mese, ho sentito di essere davvero guarito quando son riuscito a correre. Anche se vissuta con leggerezza, una maratona non si improvvisa. Dopo gli anni di stop forzato, ho ripreso a muovermi passo dopo passo, ritrovando confidenza con il corpo attraverso una disciplina che amo da sempre come il tennis, e scoprendone di nuovi, come il padel. Poi, circa due anni fa, ho sentito il desiderio di mettermi in gioco in un modo diverso. Così dopo le visite e i controlli medici (che faccio spesso e molto approfonditi) mi sono avvicinato al mondo del triathlon.
Non da solo, ma con il supporto di chi conosce bene la materia: il mio coach Simone Diamantini, che mi ha accompagnato e mi accompagna con competenza e sensibilità verso la preparazione di questo sport. Sport che richiede forza fisica e soprattutto mentale. Praticare attività fisica aiuta a muovere il tuo corpo e la tua mente. Nei mesi che hanno preceduto la maratona, durante gli allenamenti in solitaria, è stata proprio la mente a fare la differenza, mi teneva concentrato, mi ricordava ogni volta il perché stavo facendo tutti quei chilometri sotto la pioggia o al freddo.

Il traguardo
Durante gli allenamenti, quando magari avrei voluto concludere due-tre chilometri prima, immaginavo il momento di quando avrei tagliato il traguardo della maratona, senza prendere in considerazione il tempo, immaginavo solo il momento in cui avrei varcato il traguardo. E quel momento è arrivato il 6 aprile 2025 intorno alle 14.30. Il tempo effettivo poi l’ho scoperto un pò dopo quando l’ho letto inciso sulla medaglia. Il cronometro ha segnato 5 ore, 20 minuti e 24 secondi. Non cercavo il tempo perfetto, cercavo un momento perfetto. E l’ho trovato. Soprattutto per tutte le emozioni che ho vissuto durante quelle 5 ore e 20.
Al traguardo, non ho trattenuto le lacrime. Non per la fatica, ma per la gratitudine. Per chi non c’è più e mi ha lasciato il dono più prezioso. Per chi ha reso possibile tutto questo e corso con me, nel senso più ampio possibile. Per me stesso. Questa maratona è stato un bellissimo viaggio anche interiore. Un viaggio di consapevolezza. Un inno alla vita. Un battito dopo l’altro. Un passo alla volta. Si può correre per vivere, non per vincere. E senza per forza strafare, ma rimanendo nella propria comfort zone, si può arrivare molto, molto lontano.
