Attraverso programmi di wellbeing che incentivano la pratica sportiva, oggi le aziende possono giocare un ruolo strategico nel processo di educazione al “vivere sano”
di Manuela Barbieri
Ogni anno la nostra vita si allunga di due mesi e mezzo. Viviamo di più, ma sempre meno in salute. Come mai? Perché aumentano gli anni di vecchiaia, viviamo in un ambiente più inquinato, ma soprattutto abbiamo uno stile di vita poco equilibrato. Quest’ultimo elemento è quello però su cui possiamo agire con maggior efficacia. Secondo lo studio del Carle Illinois College of Medicine (Usa) presentato in occasione del Nutrition 2023 (il meeting annuale dell’American Society for Nutrition che si tiene a Boston), tra le abitudini che possono allungare la vita di quasi mezzo secolo l’attività fisica si piazza al primo posto, riducendo il rischio di morte di ben il 46%. Diminuire lo stress, seguire una buona dieta, non bere eccessivamente e dormire bene lo abbassano invece di circa il 20%.
QUANTO COSTA LA SEDENTARIETÀ?
Oggi in Italia, 20 milioni di persone praticano sport: su un totale di 58 milioni, sono circa uno su tre. L’Osservatorio Valore Sport promosso da The European House – Ambrosetti, ha quantificato in 3,8 miliardi di euro il costo sanitario annuo della sedentarietà in Italia, inteso come somma di costi diretti e indiretti, con un’incidenza sul totale della spesa sanitaria pubblica e privata del Paese pari all’1,7%. Sempre secondo l’Osservatorio, se solo l’Italia si allineasse, in termini di pratica sportiva, alla media dei paesi Ocse (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa) – ovvero due adulti europei su tre – potrebbero essere evitati costi sanitari per 900 milioni di euro ogni anno. La più potente delle medicine è quindi agire sulla volontà delle persone e stimolarla.
IL RUOLO DELLE AZIENDE: DAL WELFARE AL WELLBEING
Gli stili di vita sono anche fenomeni sociali che si tramandano. Per cambiarli è necessario quindi lavorare sulla comunità, non basta agire solo sull’individuo. E l’azienda, in quanto comunità, è assolutamente coinvolta in questo processo. Anche perché è il luogo in cui passiamo un terzo del nostro tempo e queste ore condizionano inevitabilmente il nostro modo di vivere e di essere.
Un potente strumento a disposizione delle aziende è il wellbeing, l’evoluzione del welfare aziendale. Mentre quest’ultimo si limita a incentivi e benefit in busta paga, il wellbeing ha l’obiettivo di promuovere un benessere non solo finanziario, ma anche e soprattutto psicofisico. Come? Tramite attività in grado di migliorare lo stile (e quindi la qualità) di vita, portando le persone a stare bene, a lavorare meglio e a incrementare dunque la produttività dell’azienda.
Nell’ultimo anno, queste iniziative sono più che raddoppiate e così anche le realtà ricettive e attive che restano però ancora una minoranza. Meno di un quarto delle aziende italiane, però, sembrerebbe avere una strategia chiara di wellbeing. Il motivo è la difficoltà di monitorare gli effetti di esso sulla salute delle persone e sui risultati aziendali. I dati tratti dall’indagine Corporate Wellbeing in Italia 2023 di Radical HR ci dicono chiaramente che, in Italia, siamo all’anno zero del corporate wellbeing.

Fonte: indagine Corporate Wellbeing in Italia 2023 di Radical HR
EVENTI SPORTIVI E SPAZI DEDICATI ALL’INTERNO DELL’AZIENDA
Possono essere eventi sportivi che l’azienda organizza con l’obiettivo di diffondere i valori dello sport tra i dipendenti (ma anche di fare team building), portando effetti positivi sulla produttività e fedeltà dell’organico. O ancora, spazi aziendali dedicati allo sport, come piccole palestre (pratica in uso nelle multinazionali e nelle grandi aziende, ma quasi del tutto assente nelle pmi che sono la gran parte delle aziende italiane).
MA COME SI MISURANO GLI EFFETTI DEL WELLBEING?
Per un’azienda è molto facile decidere di pagare una campagna vaccinale anti-influenzale, dal momento che il ritorno sull’investimento è misurabile mettendo in relazione il costo del vaccino con quello dei giorni di malattia risparmiati per il calo della probabilità di ammalarsi. Non è possibile invece ridurre in un numero gli effetti del wellbeing. Proprio per cercare di misurare il benessere – sia nella dimensione aziendale che in quella individuale e sociale – dei lavoratori cui vengono offerti programmi di wellbeing è nato “Wellbeing & Corporate”, l’Osservatorio di Fitprime da cui si evince quanto riportato nella tabella sotto.
