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FollowYourPassion scrive un altro capitolo della sua storia

17 Gennaio 2023

Andrea Trabuio, nuovo direttore generale di MG Sport, guiderà il marchio verso un percorso di crescita orientato all’espansione e al consolidamento della propria presenza nel settore degli eventi sportivi di massa

Dallo scorso settembre Andrea Trabuio è diventato ufficialmente il nuovo direttore generale di MG Sport, società che con il marchio Follow Your Passion è tra i principali player nell’organizzazione di eventi di massa. Attualmente, il brand è il primo circuito in Italia per amatori e agonisti con 18 gare di running, triathlon, ciclismo, mountainbike e nuoto di livello internazionale organizzate in tutto il Paese.

Trabuio porterà nella sua nuova avventura oltre venti anni di trascorsi nella pianificazione di manifestazioni sportive. Dal 2008, nella sua precedente esperienza in RCS, ha ricoperto infatti la posizione di direttore generale della Maratona di Milano e di responsabile dei mass events di RCS Sport, contribuendo alla crescita e alla diversificazione delle varie attività. In passato è stato anche a capo della Maratona di Venezia.

Dopo tanti anni, cosa ti ha spinto a lasciare RCS e ad affrontare questa nuova sfida?
Ho cominciato a lavorare in RCS alla fine del 2007. Inizialmente mi avevano contattato per supportarli nell’organizzazione della Maratona di Milano, poi sono seguiti altri progetti, tra cui Gazzetta Run, StrongmanRun, Color Run e molti altri ancora. Dopo tanti anni, quasi 15, sentivo semplicemente il bisogno di nuovi stimoli. Il grosso limite delle grandi aziende è che col tempo, purtroppo, finiscono per appiattirti e per me non è ancora arrivato il momento. Ti spiego meglio quello che intendo dire citandoti le parole di un video che ho recentemente visto su Facebook, tratto dal film “32 dicembre”, diretto e interpretato da Luciano De Crescenzo. Il tempo è un’emozione ed è una grandezza bidimensionale. Nel senso che lo puoi vivere in due direzioni diverse: in lunghezza e in larghezza. Se lo vivi in lunghezza, ossia in modo monotono e sempre uguale, dopo 60 anni avrai 60 anni. Se lo vivi invece con alti e bassi, innamorandoti e magari facendo pure qualche sciocchezza, allora dopo 60 anni avrai solo 30 anni. Il guaio è che gli uomini studiano come allungare la vita, quando invece bisognerebbe allargarla.

Andrea Trabuio con Giampiero Schiavo, presidente di MG Sport

Ringrazio RCS Sport per quanto fatto insieme in questi anni, ma ora è tempo di nuove sfide. Mi affascina l’idea di questo nuovo progetto con MG Sport che potrebbe portare a un salto di dimensione degli eventi di massa in Italia. Dopo due anni di difficoltà, c’è la sensazione che vada cambiato qualcosa nell’approccio a questo mondo, e noi ci stiamo lavorando

Come sei venuto a contatto con MG Sport e di cosa ti occuperai esattamente all’interno della società?
MG Sport, grazie ai suoi eventi caratterizzati da un’immagine molto bella e curata, è una realtà ben nota. La collaborazione è nata casualmente: chiacchierando con il presidente Giampiero Schiavo abbiamo visto che c’era un’unità di intenti e così, a fine primavera/inizio estate, abbiamo deciso di provare a fare un pezzettino di strada insieme. Attualmente ricopro il ruolo di direttore generale e mi occupo quindi di tutta l’impostazione strategica, di crescita e di sviluppo di MG Sport. Tutte le manifestazioni sportive che organizza la società sono sotto il cappello FollowYour Passion, nome che riassume molto bene quella che è la filosofia alla sua base: ossia organizzare eventi che facciano vivere alle persone esperienze in grado di emozionare e trasformarsi in passione. Le tre parole chiave sono quindi esperienza, emozione e passione.

In questa tua nuova avventura cosa ti sei portato dalle precedenti esperienze professionali?
Tutta l’esperienza accumulata, sia dal punto di vista organizzativo che di osservazione del mondo in cui operi. La reputazione che ciascuno si costruisce è poi quella che ti rende credibile quando parli di questo sport.

Bilancio di questi primi tre mesi alla guida di FollowYourPassion? Come “ti stai settando” in vista di questo processo di trasformazione e crescita del brand?
Le prime settimane le ho passate a capire la composizione del team, come sono strutturati gli eventi e ovviamente le dinamiche interne. Il secondo mese, inserendomi meglio nel gruppo di lavoro, ho cominciato a dare anche degli input. Nel corso del terzo mese ho invece iniziato ad applicare concretamente alcune idee maturate nei mesi precedenti per cambiare, anzi direi migliorare, i processi.

Come è composto il team di MG Sport?
Al momento la squadra è composta da sei persone fisse: oltre a me, c’è Luca Lamera che, insieme a Sara Longoni, si occupa degli eventi, due persone interne che gestiscono le attività prettamente di ufficio e un’altra più amministrativa. La comunicazione a oggi è esternalizzata e, al bisogno, attiviamo anche dei collaboratori per gli eventi. Tra gli obiettivi futuri c’è sicuramente anche quello di allargare il team.

MG Sport e FollowYourPassion cosa hanno in serbo per il 2023? Cosa ci puoi già svelare?
Siamo ancora in fase di finalizzazione del piano. Sicuramento l’idea è quella di consolidare gli eventi già in calendario, razionalizzando l’offerta esistente, ossia cercando di capire cosa è necessario cambiare. Ti faccio un esempio concreto per spiegarti meglio cosa intendo: la Milano21 aveva la mezza maratona e la 10 chilometri sia agonistica che competitiva e in più la staffetta. Dal 2023 la 21 chilometri diventerà solo competitiva, la 10 sarà sempre aperta a tutti, ma toglieremo la staffetta. E poi inseriremo nel palinsesto un paio di eventi nuovi. Uno sarà un format innovativo di cui non posso ancora parlare e l’altro invece sarà dedicato alle donne e avrà uno sponsor tecnico importante con cui siamo in fase di definizione. Per dirla in maniera brutale ma chiara: il nostro obiettivo a lungo termine non sarà solo quello di fare eventi per far soldi, ma anche per stimolare un cambiamento sociale, a favore di uno stile di vita migliore. Un mese fa ero alla conferenza internazionale sul running, dove hanno presentato i risultati dello “State of Mind Index”, uno studio condotto da ASICS che analizza la relazione tra lo stato d’animo e l’esercizio fisico in tutto il mondo. Dalla ricerca sono emerse differenze importanti riguardo la pratica sportiva nelle diverse fasce di età: i più anziani, che praticano esercizio in media quasi un’ora a settimana, si muovono più della Gen Z (18-24 anni). Il 54% della popolazione mondiale adulta, infatti, pratica attività motoria costantemente con un conseguente benessere mentale. Al contrario, solo il 45% dei cittadini appartenente alla Generazione Z fa sport. L’impatto che scarsi livelli di attività sportiva può avere sulle nuove e future generazioni è preoccupante ed è anche nostro compito creare in loro degli stimoli.


I NUOVI RUNNER E LE GARE SPORTIVE

Dopo due anni di difficoltà, cosa pensi sia necessario cambiare nell’approccio all’organizzazione di manifestazioni sportive?
A partire dal 2020, l’approccio delle persone verso le gare sportive è sicuramente cambiato. Non si è ancora tornati ai livelli di partecipazione pre-pandemia per diversi motivi: alcuni, a causa del Covid, hanno ancora paura di inserirsi nei gruppi, altri hanno invece capito che si può correre anche senza partecipare alle gare, e poi c’è chi non è più disposto a spendere soldi per fare una gara ogni settimana. Credo che questa situazione si manterrà così ancora per tutto il 2023. Il calendario nazionale si sta comunque fisiologicamente già snellendo. La maratona di Treviso, per esempio, non si farà più, la notizia è uscita lo scorso dicembre. Tra le motivazioni, c’è la situazione che le maratone italiane stanno attualmente vivendo e che è sotto gli occhi di tutti, ossia il calo di partecipazione a vantaggio di distanze più brevi, più fruibili per il vasto mondo dei runner e che allargano la partecipazione garantendo maggior sostenibilità per gli organizzatori. In quest’ottica, il nostro obiettivo è anche quello di far ritrovare l’entusiasmo alle persone. Gli eventi che sopravviveranno e si distingueranno saranno quelli capaci di proporre novità e innovazioni rispetto al passato, sia in termini di approccio che di offerta. La Maratona di Milano, per esempio, è cresciuta tanto perché ogni anno abbiamo proposto qualcosa di nuovo: prima il Charity Program, poi la School Marathon, e poi ancora il Running Festival. Il percorso della stessa maratona è stato modificato negli anni. Ma prima di tutto sono cambiati i touch points, ossia le modalità di intercettazione delle persone.

L’evoluzione in atto che hai descritto, secondo te, dipende anche dal fatto che sono gli stessi runner a essere cambiati, nel senso che alla competizione ora prediligono il benessere fisico e mentale?
È esattamente questo il punto focale. Paradossalmente agli eventi ora mancano quelli che hanno sempre partecipato, ossia i runner competitivi, mentre sono aumentati i beginner. Il goal è intercettare i nuovi runner, ma anche trovare un approccio diverso per quelli competitivi che ora selezionano molto di più le gare. Non sarà quindi più la maratona il focus principale (al netto delle majors che vanno comunque sempre e comunque in overbooking), ma le distanze minori. La maratona sarà sempre l’evento aspirazionale, ma il punto di partenza ora sarà anche la cinque chilometri, per poi passare alla 10 e poi ancora alla mezza, gara che consente a molti di confrontarsi già con una distanza importante.

Quali, secondo te, sono le key city italiane per il podismo e quali le caratteristiche affinché una gara possa diventare un appuntamento di riferimento anche a livello internazionale?
Per le grandi aziende dello sport, le key city sono solo Roma e Milano. Hoka, in controtendenza, ha deciso invece di sponsorizzare tutte le gare nelle altre città, quelle, per così dire, “trascurate/abbandonate” dai propri competitor. In Italia sicuramente vanno per la maggiore le città d’arte. Napoli sta facendo un gran lavoro in tal senso e il merito è di Carlo Capalbo. In Italia non è per niente facile distinguersi perché il mercato, oltre a essere maturo, è ormai saturo e ogni città ha un calendario molto fitto. Poi ci sono eventi come la Run For Inclusion che ha debuttato quest’anno a Milano che, avendo una caratterizzazione molto forte, si distinguono indipendente dai comuni in cui vengono svolti. Identità e valore sono sicuramente elementi fondamentali di stimolo alla partecipazione. Per quanto riguarda l’internazionalizzazione, invece, dipende dalla tipologia di evento. Se è agonistico, si lavora per esempio sulla velocità, come è stato fatto per la Maratona di Milano. Siccome con Roma, conosciuta in tutto il mondo per la sua bellezza, in tal senso non potevamo di certo competere, abbiamo dovuto lavorare sul percorso rendendolo più veloce. Per essere appealing anche fuori dall’Italia bisogna puntare sulla riconoscibilità.

Crediti foto copertina: La Presse

di Manuela Barbieri

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